Ecco l’intervista di fine anno del noto network “Sicilia 24h” al Presidente Rino La Mendola

Sono diversi gli argomenti trattati durante l’intervista: l’Aeroporto nella Piana di Licata, il Ponte sullo Stretto e il degrado del centro storico della città dei templi.

Le posizioni espresse da La Mendola sui temi principali:

Aeroporto di Licata–  Aspettando l’auspicato parere favorevole dell’ENAC, che consentirebbe l’inserimento dello scalo agrigentino nella programmazione nazionale, consigliamo alle istituzioni preposte di puntare ad un sistema integrato aeroportuale, in cui quello di Licata diventerebbe uno scalo ausiliario di Punta Raisi, in un sistema che vedrebbe in Sicilia due grossi poli aeroportuali, con più scali satelliti. Questo abbatterebbe i costi di gestione del sistema aeroportuale siciliano, cancellerebbe le concorrenze territoriali che rischiano di ostacolare la costruzione dello scalo agrigentino e consentirebbero una più attenta e organica pianificazione dei voli in relazione alle esigenze del territorio siciliano.

Ponte Sullo Stretto Considerato che il tema può essere divisivo, le posizioni del Presidente dell’Ordine, sotto sinteticamente descritte, sono state condivise, all’unanimità, dall’Assemblea degli iscritti all’Ordine agrigentino dello scorso 11 Ottobre 2024.

Ecco sinteticamente le posizioni espresse: Il Ponte sullo Stretto sarebbe fondamentale per garantire il collegamento veloce della nostra terra al continente europeo, su strada gommata e su strada ferrata, consentendo ai cittadini agrigentini di salire su una freccia rossa alla stazione di Agrigento e raggiungere comodamente Roma, Milano ed altre città del nord, in tempi notevolmente ridotti. Al contrario, senza il ponte, non avremo mai nella nostra Terra l’alta velocità ferroviaria, in quanto nessuno investirebbe mai su questo progetto se poi i treni provenienti dalla Sicilia e diretti al Nord continuassero comunque a fermarsi a Messina per il lentissimo attraversamento con traghetto. A cascata, senza l’alta velocità ferroviaria, diventano inutili gli investimenti per il potenziamento dei porti della Sicilia meridionale. Il ponte sarebbe dunque il grimaldello per richiamare altri investimenti finalizzati a realizzare l’alta velocità su strada ferrata, il completamento dell’anello autostradale siciliano ed il potenziamento del sistema portuale integrato della costa meridionale della Sicilia, oggi completamente ignorato dai grossi mercantili, provenienti dai Paesi asiatici, attraverso il Canale di Suez e diretti al nord Europa. Sul tema, il Presidente ha comunque stigmatizzato le continue inversioni di tendenza sul “si fa o non si fa”, mentre si spendono fiumi di denaro e risorse ingenti che rischiano di essere sprecate: allo stato attuale abbiamo speso più di un miliardo di euro per NON fare il ponte e questo… è un fatto gravissimo.

 

Il rilancio del centro storico, quale cuore pulsante della città dei templi: la ricetta degli architetti

Lo stato di degrado attuale: Negli ultimi sessant’anni, Agrigento ha puntato ad una espansione edilizia largamente sproporzionata rispetto al reale fabbisogno residenziale. Questo ha determinato inevitabilmente l’abbandono e la progressiva fatiscenza del centro storico, che oggi versa in condizioni di forte degrado, rischiando di compromettere l’identità della comunità agrigentina, che conserva le proprie radici culturali nelle testimonianze artistiche della città antica. I danni prodotti da queste politiche coinvolgono anche aspetti ambientali ed economici.  Infatti, da un lato, l’esasperato consumo ed impermeabilizzazione di suolo ha prodotto effetti devastanti per la nostra terra, in occasione di forti precipitazioni e, dall’altro, l’espansione edilizia sproporzionata ha costretto le amministrazioni comunali, che si sono succedute nel tempo, a dotare di opere di urbanizzazione primaria e secondaria superfici sempre più ampie, a fronte di un numero di contribuenti addirittura ridotto rispetto al passato.  Questo provoca il progressivo dissesto delle casse comunali.

Le soluzioni proposte: Da tempo sottolineiamo la necessità di invertire la tendenza: con un coraggioso e determinato “stop alle zone di espansione”, con incentivi a chi investe nei centri storici, con il blocco dell’IMU e delle tasse sulla casa, per un periodo di cinque anni, in favore di chi ristruttura la propria casa ed avvia una nuova attività artigianale o commerciale in centro storico.  Quello che apparrebbe inizialmente come una minore entrata nelle casse comunali, si trasformerebbe presto in un fiorire di attività commerciali ed artigianali che, da un lato, produrrebbero notevoli entrate fiscali per i Comuni e per lo Stato e, dall’altro, restituirebbero l’identità perduta alla nostra Città Antica.

Questi sono i temi principali dell’intervista, che ha toccato anche altri argomenti. Gli interessati sono invitati a vedere il video.

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